⭐ Editore: Marcos y Marcos ⭐ Collana: Alianti ⭐ Genere: Narrativa ⭐Pubblicazione: 25/10/2012 ⭐Numero di pagine: 288 ⭐Cod.EAN: 9788871686301 ⭐Prezzo di listino: 16 € ⭐Lingua: Italiano

Le fiabe della buonanotte

Il magico potere delle fiabe della buonanotte

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Quando arriva il momento di mettere a nanna i vostri bambini, si tenta qualunque cosa. C’è chi li fa giocare, chi li coccola con un lungo bagnetto.  Altri invece provano a tenerli in braccio, a cullarli fino a che non chiudono gli occhietti, o c’è chi usa metodi alternativi come le tisane nel biberon, o cose simili. Ogni giorno si segue un lento rituale in modo da creare un’abitudine o una situazione di relax.

Spesso e volentieri però, questi metodi falliscono tutti, o quasi. I bambini ne sanno una più del diavolo e quando arriva è il momento di dormire se ne inventano di tutti i colori.

Quindi cosa fare dunque prima della nanna, giocare o leggere?

In una parola? LEGGERE!

Perché leggere? Esiste uno studio dell’Ospedale pediatrico di Cincinnati (Ohio), condotto da John Hutton il quale dimostra su base scientifica che leggere le favole ai bambini incrementa il loro apprendimento. I medici – come racconta il Corriere della sera – hanno sottoposto un gruppo di bambini in fase prescolare, tra i 3 e i 5 anni, a risonanza magnetica funzionale per valutare in che modo l’ascolto di letture adatte alla loro età riesca a incidere nell’attività cerebrale. Secondo i risultati, i bambini che sono stati abituati fin da piccolissimi alla lettura a voce alta delle favole sviluppano maggiormente certe zone specifiche dell’emisfero sinistro, in particolare una regione che Hutton definisce “spartiacque d’integrazione multisensoriale tra suono e immagine”.

In Italia da anni è partito il progetto “Nati per Leggere” – con gli operatori che promuovono questo messaggio: ogni bambino ha diritto a essere protetto non soltanto dalla malattia e dalla violenza ma anche dalla mancanza di adeguate opportunità di sviluppo affettivo e cognitivo, ossia amore e conoscenza. Secondo gli esperti, l’immaginazione si sviluppa meglio in assenza di schermi e di figure: “la parola aiuta in sé a fantasticare liberamente, e moltiplica i significati e le associazioni”.

Vista dunque l’importanza dei libri e della lettura fin dai primi mesi di vita, oggi in questo articolo mi concentrerò sulle favole della buonanotte.

La prima domanda è: tutte le storie possono essere lette prima di dormire?

Diciamo che è preferibile scegliere delle fiabe della buonanotteche non facciano troppo agitare i vostri bambini: l’intento è di interessarli ma anche rilassarli per accompagnarli al sonno.

In questo articolo vi suggerisco tre fiabe della buonanotte tratte dal libro di Gianni Rodari, “Favole al telefono”:

 

 

La strada di cioccolato

Tre fratellini di Barletta una volta, camminando per la campagna, trovarono una strada liscia liscia e tutta

– Che sarà? – disse il primo.

– Legno non è, – disse il secondo.

– Non è carbone, – disse il terzo.

Per saperne di più si inginocchiarono tutti e tre e diedero una leccatina. Era cioccolato, era una strada di cioccolato. Cominciarono a mangiarne un pezzetto, poi un altro pezzetto, venne la sera e i tre fratellini erano ancora lì che mangiavano la strada di cioccolato, fin che non ce ne fu più neanche un quadratino. Non c’era più né il cioccolato né la strada.

– Dove siamo? – domandò il primo.

– Non siamo a Bari, – disse il secondo.

– Non siamo a Molfetta, – disse il terzo. Non sapevano proprio come fare. Per fortuna ecco arrivare dai campi un contadino col suo carretto.

– Vi porto a casa io, – disse il contadino. E li portò fino a Barletta, fin sulla porta di casa. Nello smontare dal carretto si accorsero che era fatto tutto di biscotto. Senza dire né uno né due cominciarono a mangiarselo, e non lasciarono né le ruote né le stanghe. Tre fratellini così fortunati, a Barletta, non c’erano mai stati prima e chissà quando ci saranno un’altra volta.

La passeggiata di un distratto

– Mamma, vado a fare una passeggiata.

– Va’ pure, Giovanni, ma sta’ attento quando attraversi la strada.

– Va bene, mamma. Ciao, mamma. – Sei sempre tanto distratto.

– Sì, mamma. Ciao, mamma. Giovannino esce allegramente e per il primo tratto di strada fa bene attenzione. Ogni tanto si ferma e si tocca. – Ci sono tutto? Sì, – e ride da solo. È così contento di stare attento che si mette a saltellare come un passero, ma poi s’incanta a guardare le vetrine, le macchine, le nuvole, e per forza cominciano i guai. Un signore, molto gentilmente, lo rimprovera:

– Ma che distratto, sei. Vedi? Hai già perso una mano.

– Uh, è proprio vero. Ma che distratto, sono. Si mette a cercare la mano e invece trova un barattolo vuoto. Sarà proprio vuoto? Vediamo. E cosa c’era dentro prima che fosse vuoto. Non sarà mica stato sempre vuoto fin dal primo giorno… Giovanni si dimentica di cercare la mano, poi si dimentica anche del barattolo, perché ha visto un cane zoppo, ed ecco per raggiungere il cane zoppo prima che volti l’angolo perde tutto un braccio. Ma non se ne accorge nemmeno, e continua a correre. Una buona donna lo chiama: – Giovanni, Giovanni, il tuo braccio! Macché, non sente.

– Pazienza, – dice la buona donna. – Glielo porterò alla sua mamma.

E va a casa della mamma di Giovanni.

– Signora, ho qui il braccio del suo figliolo.

– Oh, quel distratto. Io non so più cosa fare e cosa dire.

– Eh, si sa, i bambini sono tutti così. Dopo un po’ arriva un’altra brava donna.

– Signora, ho trovato un piede. Non sarà mica del suo Giovanni?

– Ma sì che è suo, lo riconosco dalla scarpa col buco. Oh, che figlio distratto mi è toccato. Non so più cosa fare e cosa dire.

– Eh, si sa, i bambini sono tutti così. Dopo un altro po’ arriva una vecchietta, poi il garzone del fornaio, poi un tranviere, e perfino una maestra in pensione, e tutti portano qualche pezzetto di Giovanni: una gamba, un orecchio, il naso.

– Ma ci può essere un ragazzo più distratto del mio? – Eh, signora, i bambini sono tutti così. Finalmente arriva Giovanni, saltellando su una gamba sola, senza più orecchie né braccia, ma allegro come sempre, allegro come un passero, e la sua mamma scuote la testa, lo rimette a posto e gli dà un bacio.

– Manca niente, mamma? Sono stato bravo, mamma?

 – Sì, Giovanni, sei stato proprio bravo.

 

 Il palazzo di gelato

Una volta, a Bologna, fecero un palazzo di gelato proprio sulla Piazza Maggiore, e i bambini venivano di lontano a dargli una leccatina. Il tetto era di panna montata, il fumo dei comignoli di zucchero filato, i comignoli di frutta candita. Tutto il resto era di gelato: le porte di gelato, i muri di gelato, i mobili di gelato. Un bambino piccolissimo si era attaccato a un tavolo e gli leccò le zampe una per una, fin che il tavolo gli crollò addosso con tutti i piatti, e i piatti erano di gelato al cioccolato, il più buono. Una guardia del Comune, a un certo punto, si accorse che una finestra si scioglieva. I vetri erano di gelato alla fragola, e si squagliavano in rivoletti rosa. – Presto, – gridò la guardia, – più presto ancora! E giù tutti a leccare più presto, per non lasciar andare perduta una sola goccia di quel capolavoro.

– Una poltrona! – implorava una vecchiettina, che non riusciva a farsi largo tra la folla, – una poltrona per una povera vecchia. Chi me la porta? Coi braccioli, se è possibile. Un generoso pompiere corse a prenderle una poltrona di gelato alla crema e pistacchio, e la povera vecchietta, tutta beata, cominciò a leccarla proprio dai braccioli. Fu un gran giorno, quello, e per ordine dei dottori nessuno ebbe il mal di pancia. Ancora adesso, quando i bambini chiedono un altro gelato, i genitori sospirano:

– Eh già, per te ce ne vorrebbe un palazzo intero, come quello di Bologna.

 

 

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2 2 Commenti

  1. Anna
    Oggi ho letto la prima storia X Isabella , la mia bambina di sei anni che nn dorme se non abbiamo letto una storia .be alla dire dormiva di già. Bella storia .complimenti
    Lascia un commento 7 Luglio, 2018 at 9:41 pm
    • Sarah Spinazzola
      ciao! che bello sono contenta!
      Lascia un commento 4 Ottobre, 2018 at 3:25 pm

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