⭐ Editore: Marcos y Marcos ⭐ Collana: Alianti ⭐ Genere: Narrativa ⭐Pubblicazione: 25/10/2012 ⭐Numero di pagine: 288 ⭐Cod.EAN: 9788871686301 ⭐Prezzo di listino: 16 € ⭐Lingua: Italiano

Il monte Kachi-Kachi – Fiaba orientale

C’erano una volta un vecchio e una vecchia che erano marito e moglie. L’uomo si alzava ogni mattina prima dell’alba e andava a lavorare sui campi, tra i monti, finché scendeva il buio.

Nel cuor della notte, però, arrivava un perfido tasso che faceva strage dei raccolti, e la conseguenza era che il vecchio e la vecchia non riuscivano ad avere mai abbastanza da mangiare. Nonostante questo inconveniente, il vecchio ogni giorno faceva appello al proprio coraggio, tornava sui campi a piantare fagioli, e mentre lavorava ripeteva:

«Un fagiolo ne produce mille. Pianta due fagioli, e ne avrai in cambio diecimila.»

Un giorno, mentre così parlava, udì una voce che lo derideva dicendo:

«Un fagiolo è solo un fagiolo, e quando verrà il buio, scomparirà.»

Il vecchio si guardò attorno e vide un tasso che, seduto ai piedi d’un tronco, rideva alle sue spalle. Decise allora di vendicarsi una volta per tutte dei misfatti del tasso, che tanta fame aveva fatto soffrire a lui e a sua moglie, ma per il momento non disse niente; continuò a lavorare e, scesa la sera, rincasò come al solito. Il mattino dopo, quando tornò sui campi, constatò che questi erano stati nuovamente saccheggiati e che non era rimasto nessuno uno dei fagioli da lui seminati. Pensò allora tra sé:

“Adesso basta, gliela faccio vedere io, al perfido tasso!”

Andò al tronco dove il predone era seduto il giorno prima e lo spalmò di densa resina di pino. Poi riprese a canticchiare come il giorno prima:

«Un fagiolo ne produce mille. Pianta due fagioli, e ne avrai in cambio diecimila.»

Ma subito ecco levarsi una voce beffarda che diceva:

«Un fagiolo è solo un fagiolo, e quando verrà il buio, scomparirà.»

Il contadino andò verso il tasso che ancora ignorava di essere incollato al tronco, gridandogli:

«Perfido tasso, te la faccio vedere io!

La bestia tentò di svignarsela, ma restò attaccata all’albero.

Il vecchio lo legò ben bene e lo portò a casa. Chiamò la moglie e le disse:

«Guarda, ho catturato il tasso che per tanto tempo ci ha depredato del raccolto. Da oggi in poi avremo tutti i fagioli e il miglio che vorremo, e questa sera ci concederemo una buona zuppa di tasso.»

Dopodiché, il vecchio tornò a lavorare sui campi e la moglie, rimasta sola, mise alcune castagne d’acqua in un mortaio e cominciò a pestarle.

Il tasso era appeso al soffitto, legato bene come l’aveva lasciato il vecchio. Chiese alla donna:

«Quante castagne d’acqua vorresti pestare?»

«Circa il contenuto di due mortai» rispose la donna.

«Oh, poverina! Non sei certo giovane, chissà come ti stancherai. Perché non mi sleghi e non mi permetti di darti una mano?» le propose allora il tasso.

«Nemmeno per idea!» rispose la donna. «Mio marito non me lo perdonerebbe mai.»

Il tasso allora la rassicurò:

«Non preoccuparti, finito il lavoro puoi sempre tornare a legarmi. Su, lascia che ti aiuti!» e parlava in maniera così convincente, che la vecchia finì per cedere e, credendo che il tasso potesse davvero esserle d’aiuto, lo slegò.

Non appena questi fu libero, domandò il pestello della donna, che glielo consegnò. Il tasso allora le diede subito una gran botta in testa, lasciandola stecchita, dopodiché fuggi sul monte.

Quando la sera il vecchio tornò a casa, trovò la moglie morta. Da lontano giunse la voce del tasso che si faceva beffe di lui:

«Perché non ti prepari una zuppa di vecchia, visto che la zuppa di tasso non te la mangerai?»

Il vecchio scoppiò in singhiozzi.

«Perché piangi?» chiese allora un’altra voce. L’uomo si guardò attorno e vide un coniglio.

«Ah, signor coniglio» rispose il vecchio. «Come fare a spiegarti tutte le cose terribili che mi sono accadute? Ma se hai pazienza ti racconterò per filo e per segno le mie disgrazie.»

Quand’ebbe udito il racconto del vecchio, anche il coniglio scoppiò in singhiozzi. Poi, asciugatisi gli occhi, consolò il contadino e gli promise di infliggere lui la meritata lezione al tasso.

Il giorno dopo, il coniglio partì per i monti cantando:

«Se strappo uno stelo di canna secca, avrò mille canne sacche. Il ricco domani avrà un nuovo tetto di paglia.» E mentre andava, strappava a destra e a manca ciuffi di canne secche.

«Cosa stai dicendo?» gli domandò il tasso, che lo aveva udito e gli si era avvicinato. «Davvero prepari un nuovo tetto di paglia per la casa di uomo ricco?»

«Proprio così» rispose il coniglio. «E quando avrò consegnato al ricco tutta quest’erba secca, ne avrò in cambio una gran quantità di denaro».

Il tasso, che era avido, pensò subito di sfruttare la situazione, e disse:

«Davvero? Quand’è così, perché non fai partecipare anche me all’affare? Ti posso aiutare a strappare tutta l’erba secca che vuoi.»

Il coniglio finse di accettare, e lui e il tasso si misero a lavorare fianco a fianco. Il tasso non faceva che pensare alla somma di denaro che gli sarebbe toccata, e così continuava ad accumulare canne secche sulla gerla. Poi, quando il mucchio fu davvero cospicuo, se la mise in spalla e s’avviò lungo il sentiero seguito dal coniglio.

«Ah, come pesa questo carico!» cominciò ben presto a lamentarsi il coniglio. Ancora qualche passo e poi: «Credo proprio che me sbarazzerò, sono stanco e non ne posso più».

«Ma sarebbe veramente uno spreco!» esclamò allora il tasso. «Meglio che lo porti tutto io.»

Il coniglio acconsentì, il tasso si prese in groppa anche il carico del coniglio il quale, finalmente libero di muoversi, batté assieme due selci producendo il suono “kachi-kachi”, e appiccò il fuoco al carico che il tasso portava in spalla.

«Ehi, signor coniglio, cos’era quel rumore di kachi-kachi?» chiese il tasso che ancora non s’era accorto di niente.

«Oh» rispose il coniglio «era semplicemente la voce degli uccelli kachin che vivono qui sul monte Kachi-Kachi.»

Intanto l’erba secca cominciava a bruciare con schiocchi e crepitii.

«Signor coniglio, che cosa sono questi schiocchi?»

«Oh, sono semplicemente la voce degli uccelli schiocconi che vivono sul monte Schioc-Schioc».

E con queste parole il coniglio se la svignò a grandi balzi. Andò dal vecchio e gli disse che il perfido tasso era morto bruciato.

Ma il giorno dopo, mentre il coniglio era intento a preparare pasta di peperoncini rossi sul monte Peperosso, ecco comparirgli davanti il tasso gemente e coperto di ustioni.

«Ah, finalmente ti ritrovo!» disse il tasso. «Tu sei quel perfido coniglio del monte dell’Erbasecca che per poco non mi ha bruciato vivo!» E così dicendo il tasso scoprì i denti in un ringhio.

“Peccato, non è morto!” si disse il coniglio, e ad alta voce: «Si può sapere di che stai parlando? Il coniglio del monte dell’Erbasecca è quello che vive sul monte dell’Erbasecca, no? E io non ho niente a che fare con lui. Come vedi, io sono il coniglio che vive sul monte Peperosso».

«Se è così, ti prego di scusarmi» disse il tasso. «Ma dimmi, signor coniglio, non avresti una medicina per calmare i dolori delle mie ustioni?»

«Hai davvero fortuna» rispose il coniglio. «Questa pasta di fagioli è proprio l’ideale per te! Te la spalmerò sulle piaghe, e vedrai com’è efficace!»

Così dicendo il coniglio spalmò la pasta di peperoncino rosso sulle ustioni del tasso, e poi se la svignò a grandi balzi. Tornò dal vecchio e gli disse:

«Quel malvagio tasso è riuscito a sopravvivere, ma io l’ho ritrovato e gli darò il fatto suo».

Intanto il tasso strillava e si rotolava per terra in preda agli atroci dolori provocati dal peperoncino spalmato sulle piaghe, e giurava a se stesso:

“Maledetto coniglio! Aspetta che ti abbia tra le grinfie, e ti divoro senza lasciare di te neanche il ciuffo della coda!”

Quando si fu un po’ rimesso, si mise in caccia del coniglio. Lo trovò sul monte dei Cedri intento ad abbattere gli alberi che vi crescevano.

«Ah, eccoti qua, finalmente!» lo apostrofò. «M’hai inflitto orribili tormenti, spalmandomi sulle piaghe il peperoncino rosso, e per poco non sono morto dalla sofferenza».

Mentre il tasso così inveiva, il coniglio guardava fischiettando le nuvole di passaggio.

«Credo che tu ti sbagli» gli disse infine. «Evidentemente stai parlando del coniglio del monte Peperosso, che si chiama così appunto perché abita sul monte Peperosso. E che cosa ho da spartire con lui io che, come vedi, sono il coniglio che abita sul monte dei Cedri?»

E, con l’aria più tranquilla del mondo, riprese a lavorare d’accetta.

Il tasso ci cascò un’altra volta.

«Quand’è così, ti prego di scusarmi. Ma di’ un po’, signor coniglio, cosa hai intenzione di fare con gli alberi che stai abbattendo?»

«Te lo spiego subito» rispose il coniglio. «Li scorteccio, li riduco in tavole e me ne faccio un’imbarcazione».

«E una volta costruita l’imbarcazione, che cosa ne farai?» domandò il tasso.

«Andrò a pesca sul fiume» rispose il coniglio.

Il tasso, da quell’avido che era, a questo punto non riuscì più a trattenersi.

«Oh» esclamò «anche a me piace moltissimo pescare! Non credi che potrei darti una mano?»

«Certamente» rispose il coniglio. «Solo che occorrerebbe una barca per te. Se vuoi, ti aiuto a costruirla. Ma, siccome io sono bianco, la mia barca me la faccio di legno chiaro, e tu che sei bruno la tura barca devi fartela di argilla».

Il tasso ne fu ben lieto e, seguendo le istruzioni del coniglio, raccolse un bel po’ di argilla e la plasmò a forma di barca. Alla fine i battelli furono pronti e i due li vararono nel fiume.

Mentre s’avviavano remando verso il centro della corrente, il coniglio cominciò a canticchiare:

«Una barca fatta di cedro, beccheggiando e rollando produce un suono di “bungura”. Una barca fatta di argilla beccheggiando e rollando produce un suono di “jankura”.»

E per accompagnare la canzoncina, batteva forte col remo sulla prua della sua imbarcazione.

Il tasso, che oltre a essere avido aveva anche un gran spirito di emulazione e non voleva essere da meno di nessuno, si mise a sua volta a cantare:

«Una barca fatta di cedro, beccheggiando e rollando produce un suono di “bungura”. Una barca fatta di argilla beccheggiando e rollando produce un suono di “jankura”.»

E intanto anche lui batteva gran colpi di remo sulla prua della sua barca d’argilla. Ma l’argilla è assai più fragile del legno, e andò a finire che la barca del tasso si spaccò e il tasso andò a fondo tra un gran risucchio d’acqua e fango, e non tornò mai più a galla a dar fastidio alla gente per bene.

Lascia un commento

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "ACCETTO" permetti il loro utilizzo. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo. Maggiori informazioni su consulta la Cookie policy.

Chiudi