⭐ Editore: Marcos y Marcos ⭐ Collana: Alianti ⭐ Genere: Narrativa ⭐Pubblicazione: 25/10/2012 ⭐Numero di pagine: 288 ⭐Cod.EAN: 9788871686301 ⭐Prezzo di listino: 16 € ⭐Lingua: Italiano

Fiabe della buonanotte – Novità tutta da leggere!

Il magico potere delle fiabe della buonanotte

Quando arriva il momento di mettere a nanna i vostri bambini, si tenta qualunque cosa. C’è chi li fa giocare, chi li coccola con un lungo bagnetto.  Altri invece provano a tenerli in braccio, a cullarli fino a che non chiudono gli occhietti, o c’è chi usa metodi alternativi come le tisane nel biberon, o cose simili. Ogni giorno si segue un lento rituale in modo da creare un’abitudine o una situazione di relax.

Spesso e volentieri però, questi metodi falliscono tutti, o quasi. I bambini ne sanno una più del diavolo e quando arriva è il momento di dormire se ne inventano di tutti i colori.

Quindi cosa fare dunque prima della nanna, giocare o leggere?

In una parola? LEGGERE!

 

Ecco una fiaba per la buonanotte tratta da uno dei miei ultimi libri: Insetto o scherzetto? edito da Rizzoli

 

 

 Otto, il Pidocchio

«Tesoro, sei sveglio?»

«Sì, mamma» disse Otto.

«Hai fatto colazione stamattina?»

«Sì, nonna» disse Otto leggermente infastidito.

«Hai lavato i denti?»

«Sì, nonno» disse Otto un po’ più seccato.

«Figliolo, hai fatto i compiti?»

«Sì, papà, li ho fatti» disse Otto spazientito.

«Mi aiuti ad allacciare le scarpe, fratellone?»

«Gin, un attimo» disse Otto sempre più spazientito.

«Tesoro, aiuti tua sorella con le scarpe?»

«E va bene, mamma» disse Otto molto spazientito.

«Ti sei coperto? Stamattina fa freddo.»

«Sì che mi sono coperto, zio» disse Otto ormai del tutto spazientito.

«Al tuo bisnonno, gli hai detto buongiorno?»

«Sì, bisnonna!» disse Otto urlando «Gli ho detto buongiorno, e sì mi sono lavato i denti e ho fatto i compiti e ho aiutato Gin con le scarpe e ho fatto colazione e mi sono coperto per uscire, e ora ho salutato te, bisnonna.»

«Come hai detto? Parla un po’ più ad alta voce, sai che non ci sento bene…»

«Ho detto: adesso basta! Basta, basta e basta!»

Otto, il figlio più grande della Famiglia Pid, una famiglia di pidocchi che abitava sopra la testa di un bambino di nome Giulio, era stufo.

Stufo di cosa? Vi domanderete.

La risposta è semplice. Provateci voi, a vivere sopra la testa di qualcuno insieme a tutta ma proprio tutta la vostra famiglia. Avere attorno ogni giorno il papà di Otto, un pidocchio alto, la mamma di Otto, sempre molto impegnata, la sorellina di Otto, Gin, e i quattordici fratelli di Otto e Gin, (di cui ora non dico i nomi se no nel frattempo vi crescerebbe la barba). E poi i dieci zii e zie, e i loro nipotini, che in tutto sono ventisei, e i quattro nonni e le nonne, e otto bisnonni e bisnonne.

Come fa un pidocchio di sette anni e mezzo a starsene un po’ in pace, se ogni mattina appena si sveglia, tutti e settantacinque i pidocchi della Famiglia Pid lo tormentano?

Quel giorno lo spazientito Otto ascoltò una conversazione tra Giulio e il suo migliore amico, Andrea, mentre uscivano da scuola.

«Ehi, Andrea, costruiamo la nostra casa sull’albero? Senza genitori né fratelli… una casa tutta per noi!»

«Ci sto! Ho già le torce, così potremo restarci anche di notte.»

“Già, una casa sull’albero… anche a me piacerebbe” si disse Otto, “ma dove lo trovo un albero da queste parti?”

Effettivamente, sulla testa di Giulio crescevano solo capelli.

“E se piantassi un seme? Magari spunterà fuori un albero” si disse.

Preso dai suoi pensieri, Otto non si accorse che Giulio era arrivato davanti alla mamma, che lo aspettava sorridente nel cortile della scuola sfoggiando un nuovo bellissimo cappellino rosso.

Otto rimase incantato quando vide da vicino la piuma dai colori stupendi – blu, verde, giallo e rosso – che svettava da quel cappellino. Quando la mamma di Giulio si chinò per dare un bacio al suo bambino, Otto disse ad alta voce:

«Ecco, ho trovato!»

Aveva un piano. Doveva solo aspettare che la sua famiglia si addormentasse, e avrebbe fatto quella cosa che tutti gli avevano sempre detto che era proibita. Sarebbe saltato giù dalla testa di Giulio, per raggiungere la piuma del cappello della madre, la sua nuova casa “segreta”.

Doveva solo aspettare il momento giusto. Il segnale era la campana di mezzanotte. Al primo rintocco, sgattaiolato fuori dal letto, sarebbe scivolato giù da uno dei capelli di Giulio.

E così fece.

In un lampo e senza farsi vedere da nessuno, si ritrovò giù dal letto, alla ricerca del cappotto su cui la mamma di Giulio aveva appoggiato il cappello.

«Che bello camminare in giro da soli. Ora sì che si respira! Non vedo l’ora di…»

Otto sentì un rumore. Si fermò. Sapeva, perché sua nonna Adelina glielo aveva sempre detto, che il mondo fuori dai capelli è pieno di pericoli. Bisogna stare attenti.

Si guardò intorno ma non vide nessuno, e così riprese il suo cammino. Uscì dalla camera e attraversò il salotto. Era quasi arrivato all’ingresso dove erano appese le giacche e il cappello, quando sentì queste parole:

«Ehi, tu! Dove pensi di andare?»

Otto si spaventò a morte. Chi era stato parlare?

Si guardò a destra e a sinistra, in alto e in basso. Non vide nessuno.

«Chi c’è?» provò a dire con le zampette che gli tremavano.

Silenzio.

Qualche secondo dopo, vide in lontananza un’ombra, qualcosa si stava muovendo nella sua direzione.

“E se fosse la mamma o peggio ancora il papà?” si chiese. “No, è impossibile.”

Otto decise di nascondersi dietro la gamba di una sedia.

«Fatti vedere, non voglio farti del male» disse ancora quella voce.

“Magari è un fantasma…” pensò Otto terrorizzato.

L’ombra era ormai vicinissima, e qualcuno gli fece toc toc sulla spalla.

Otto per la paura saltò così in alto da sbattere contro una sedia. In compenso finalmente capì cos’era quell’ombra. Non era un fantasma, né tantomeno il papà, bensì un mezzo guscio di noce che formava una collinetta scura sul pavimento. Otto si avvicinò piano piano e appoggiò l’orecchio a quel guscio.

C’era qualcuno dentro e stava ridendo…

Grazie a quella risatina, Otto capì chi era. E così prese un pezzetto di carta che trovò per terra, lo strappò, e lo forò in due punti.

Chiunque fosse nascosto sotto quella noce venne fuori e disse:

«Fratellone? Dove sei? Ti ho fatto uno scherzo! Sono io, Gin!»

Ma Otto, travestito da fantasma, gli arrivò alle spalle all’improvviso e fece:

«BUUUH!»

Gin cacciò un urlo talmente acuto che svegliò di soprassalto tutta la Famiglia Pid. E così Giulio si svegliò di colpo e cominciò a grattarsi la testa.

Il prurito era talmente forte che svegliò anche la mamma, che s’insospettì e disse:

«Vieni sotto questa lampada, voglio controllarti i capelli.»

La Famiglia Pid era spacciata, ma Otto, in men che non si dica, spinse il guscio di noce insieme a sua sorella e corsero da Giulio. Grazie al guscio che gli faceva da eco, Otto gridò alla sua famiglia di saltare giù perché conosceva un posto sicuro dove stare almeno fino alla mattina dopo.

Piano piano, mentre la mamma di Giulio era indaffarata a cercare lo shampoo per i pidocchi, riuscirono tutti a scappare e per quella notte andarono a nascondersi nel cappello con la piuma.

Il giorno dopo la grande Famiglia Pid si ritrasferì sana e salva a casa sua, durante un abbraccio più lungo del solito tra Giulio e la mamma davanti a scuola.

Quanto a Otto, era già stanco morto per le mille domande dei genitori, nonni, fratelli, zii e zie che volevano sapere se aveva studiato, mangiato, lavato i denti, aiutato la sorellina, salutato i bisnonni. E sotto sotto pensava solo a una cosa:

“Dove troverò la mia prossima casa sull’albero?”

 

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