⭐ Editore: Marcos y Marcos ⭐ Collana: Alianti ⭐ Genere: Narrativa ⭐Pubblicazione: 25/10/2012 ⭐Numero di pagine: 288 ⭐Cod.EAN: 9788871686301 ⭐Prezzo di listino: 16 € ⭐Lingua: Italiano

Fiabe della buonanotte: Hasan-e Kachal

Fiabe della buonanotte!

Quando arriva il momento di mettere a nanna i vostri bambini, si tenta qualunque cosa. C’è chi li fa giocare, chi li coccola con un lungo bagnetto.  Altri invece provano a tenerli in braccio, a cullarli fino a che non chiudono gli occhietti, o c’è chi usa metodi alternativi come le tisane nel biberon, o cose simili. Ogni giorno si segue un lento rituale in modo da creare un’abitudine o una situazione di relax.

Spesso e volentieri però, questi metodi falliscono tutti, o quasi. I bambini ne sanno una più del diavolo e quando arriva è il momento di dormire se ne inventano di tutti i colori.

Quindi cosa fare prima della nanna, giocare o leggere?In una parola? LEGGERE DELLE FIABE DELLA BUONANOTTE!

HASAN-E KACHAL

 

C’era una volta, tanto tempo fa, un re che aveva una figlia corteggiata da tutti i giovani del regno; ma il padre l’amava tanto da non volere che se ne andasse. Per concedere la mano della figlia, il sovrano pose come condizione che il pretendente riuscisse a dire tre bugie: poiché, però, egli aveva ordinato ai cortigiani di accettare come verità anche bugie clamorose, nessuno riusciva a ottenere la mano della principessa.

Un giorno un giovane di nome Hasan-e Kachal disse alla madre: “Voglio provare anch’io a chiedere in moglie la figlia del re.”

“Figlio mio” rispose sua madre, “come vuoi riuscire a ottenere la mano della principessa, tu che non possiedi nulla?”

“Il re darà in sposa la figlia a chi sarà riuscito a raccontare tre bugie” replicò Hasan.

Il ragazzo andò a bussare alla porta del palazzo. “Sono qua con la prima bugia” esordì.

“Quando avevo sette anni, mio padre aveva sei mesi e un giorno mia madre, mentre lo fasciava, per sbaglio gli cucì i piedi nelle fasce. Mia madre allora mi dette un uovo, perché lo barattassi con dell’argilla da spalmare sulla cucitura delle fasce. Ma l’uovo si ruppe, venne fuori il pulcino, che scappò in un caravanserraglio. Gli corsi dietro: vidi che avevano caricato sul dorso del pulcino un sacco di fagioli. Protestai, dicendo che non era giusto, il pulcino era mio, dovevano pagarmi per impiegarlo come animale da soma. Mi dettero tanti soldi e anche tanti fagioli. Siccome non avevo un sacco dove metterli, presi dal muro due scarafaggi, ne feci due sacchi di pelle dove versai i fagioli e li chiusi in cima, usando delle montagne come aghi. Poi caricai tutto sul pulcino. Mi misi anch’io a cavalcioni del pennuto ma vidi che il pulcino zoppicava, s’era ferito per il troppo peso che trasportava. Allora cercai un chicco d’anguria, lo strofinai sulla ferita finché il chicco mise foglie e fece nascere una grande anguria. Volevo affettarla ma persi dentro il coltello; allora, svelto, mi feci a pezzi, mi legai una lama alla cintura e andai dentro l’anguria in cerca del coltello. Nell’anguria trovai un cammelliere che girava: ‘Chi stai cercando?’ gli chiesi. Rispose: ‘Avevo sette cammelli che si sono persi dentro l’anguria con il loro carico, sono sette giorni che gli vado dietro e non li ho ancora trovati!’ Gli dissi: ‘Guarda quella mosca, tira fuori la cima del pelo che esce dal suo dorso!’ Il cammelliere tirò il pelo e i cammelli uscirono dal dorso della mosca. Adesso vado a prendere il coltello e domani torno con la seconda bugia.”

Il giorno successivo Hasan-e Kachal arrivò con la seconda bugia: “Signore, che Dio vi protegga, mio padre aveva una vacca che, quand’era munta, dava tanto di quel latte che formava un fiume blu che faceva girare sette mulini.”

Ma quegli ipocriti dei cortigiani che erano presenti dissero: “Sì, è vero Maestà, non sono bugie!”

Hasan-e Kachal se ne andò, per tornare il giorno dopo con la terza e ultima bugia. Arrivò con sette pietre da mulino che lasciò dietro le mura del palazzo del re, poi bussò.

“Vieni dentro!” gli dissero.

“Oggi la mia bugia è così grande che non posso portarla dentro, venite voi fuori, Sire!”

Il re e il suo seguito uscirono dal castello. Hasan disse: “Mio padre vi era amico, per questo vi prestò dei soldi e tanto oro quanto pesano queste pietre da mulino: siccome sono figlio di quel vostro amico, sono venuto a riscuotere il mio credito.”

I cortigiani si guardavano pensando: “Se ammettiamo che dice la verità, tutte le ricchezze del regno andranno perdute!”

Così dovettero rimanersene tutti zitti e il re, soddisfatto della grossa bugia di Hasan, diede ordine di preparare la festa di fidanzamento e di fissare la data delle nozze.

Allora, alle nozze salimmo, vino ci fu, venimmo giù, era zibibbo, il nostro racconto bugia fu.

 

(Fiaba persiana)

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