⭐ Editore: Marcos y Marcos ⭐ Collana: Alianti ⭐ Genere: Narrativa ⭐Pubblicazione: 25/10/2012 ⭐Numero di pagine: 288 ⭐Cod.EAN: 9788871686301 ⭐Prezzo di listino: 16 € ⭐Lingua: Italiano

Fiabe della buonanotte: FIABE AL CONTRARIO

Fiabe della buonanotte!

Quando arriva il momento di mettere a nanna i vostri bambini, si tenta qualunque cosa. C’è chi li fa giocare, chi li coccola con un lungo bagnetto.  Altri invece provano a tenerli in braccio, a cullarli fino a che non chiudono gli occhietti, o c’è chi usa metodi alternativi come le tisane nel biberon, o cose simili. Ogni giorno si segue un lento rituale in modo da creare un’abitudine o una situazione di relax.

Spesso e volentieri però, questi metodi falliscono tutti, o quasi. I bambini ne sanno una più del diavolo e quando arriva è il momento di dormire se ne inventano di tutti i colori.

Quindi cosa fare prima della nanna, giocare o leggere?In una parola? LEGGERE DELLE FIABE DELLA BUONANOTTE!

FIABE AL CONTRARIO:

 

 

LA BELLA INSONNE NEL BOSCO

 

C’erano una volta un re e una regina che non desideravano avere dei bambini. Invece un giorno la regina, con sua grande sorpresa, rimase incinta e nove mesi dopo mise al mondo una pargoletta dal faccino vispo. Appena nacque, dovettero organizzare il battesimo in fretta e furia, anche se nessuno era preparato a una festa con così poco preavviso.

Per fortuna le cinque fate del reame accettarono l’invito del re perché portassero il prima possibile i loro doni alla nascitura. Proprio per loro venne preparato un banchetto alla bell’e meglio. Anche la sala più grande del castello era addobbata senza troppi fronzoli perché non c’era stato molto tempo per i dettagli.

A un tratto, durante i festeggiamenti, entrò nel gran salone una vecchia signora gobbuta. Non era sicuramente stata invitata dal re, perché nella fretta dei preparativi si era dimenticato della sesta anziana fata. Nessuno osò chiedere alla vecchia signora chi le avesse detto di entrare. Mentre camminava tra gli ospiti calò un silenzio gelido. Il re ordinò a un valletto di apparecchiare subito per lei, ma non avevano più forchette e bicchieri decenti, così le diedero un calice di legno e delle posate di ferro prese dalle stoviglie dei servi.

L’anziana, dopo aver trovato posto a tavola, fece la faccia disgustata. Non proferì parola. Aveva un ciglio arrabbiato, pronto a lanciare maledizioni a tutti. Finalmente arrivò il momento tanto atteso: la consegna degli omaggi da parte delle fate.

La prima fata donò alla piccoletta il talento nel canto e nel ballo, la seconda la bellezza, la terza le donò l’abilità di saper comunicare con tutti, la quarta le donò la tenacia, e la quinta la fortuna.

La piccola bimba, al compiere dei suoi diciotto anni, sarebbe diventata una ragazza d’inestimabile talento, ricca, famosa e piena di successo. Sarebbe stata invidiata da chiunque nel reame grazie a quelle incredibili doti.

 

Poi arrivò il turno della vecchia fata cattiva che disse:

«Al compiere dei tuoi diciotto anni, dopo aver ricevuto i doni delle fate, avrai anche il mio e io ti condanno a essere perfetta in tutto ma senza poter riposare mai e poi mai. Trascorsi cinque anni senza aver goduto nemmeno di un minuto di sonno, morrai».

 

Dopo aver lanciato la maledizione, la strega se ne andò dal castello senza più farvi ritorno. Appena uscita dal gran salone, comparve senza preavviso un’altra fata che era arrivata in ritardo e che aveva assistito in disparte al brutto maleficio. Oltre a farsi perdonare per non essere arrivata prima, la settima ritardataria volle in qualche modo rimediare all’inganno della strega, così disse:

«Appena avrai trovato il vero amore, il brutto incantesimo si scioglierà e la tua vita sarà salva e libera dalla maledizione».

 

Il re e la regina si sentirono subito sollevati dalle parole della settima fata e la ringraziarono per l’aiuto, perdonandole il ritardo. Da quel giorno vissero con la speranza che la loro figliola incontrasse il vero amore appena compiuto diciotto anni.

 

Purtroppo, non andò esattamente così.

 

Ci furono grandi festeggiamenti per il diciottesimo compleanno della principessa. Molti furono i principi che si presentarono alla corte del castello. Nel frattempo la principessa, che aveva ottenuto i doni delle fate, divenne la ragazza più bella del reame, in grado di cantare, suonare, aver fortuna, e tutto questo, senza arrendersi mai… e mai e poi mai poter dormire.

 

Durante la festa conobbe i principi che si affollarono al castello ma non gliene piacque nemmeno uno. In compenso si divertì molto e rivelò le sue incredibili qualità a tutto al popolo e alla corte. Non c’era persona che non parlasse di lei: il suo talento era sulla bocca di tutti. Arrivò la sera e la principessa si ritirò nelle sue stanze. Come si poteva immaginare non aveva sonno. O meglio, avrebbe voluto dormire ma non riusciva. Non le era permesso.

Il malefico incantesimo era entrato in azione.

«Cosa posso fare se la notte non posso dormire?»

 

La principessa se ne andò in biblioteca a leggere. E le altre notti cosa avrebbe fatto? Durante la prima settimana senza più riposo, dopo aver letto tutti i libri del castello, aveva preso una decisione. Così andò dai suoi genitori e disse loro:

«Mi restano cinque anni per trovare il vero amore o la morte mi raggiungerà…» Il re e la regina alle parole della principessa rimasero pietrificati, ma stettero ad ascoltare.

«Dunque ho deciso: non me ne starò qui ad ammuffire aspettando il vero amore, andrò a cercarlo io stessa!»

Il re e la regina non erano d’accordo che una principessa se ne andasse tutta sola alla ricerca del principe giusto, ma ormai la giovane aveva deciso e niente le avrebbe fatto cambiare idea.

 

In pochissimo tempo si sparse la notizia della partenza della bella principessa che non dormiva mai. Venne soprannominata la bella insonne nel bosco, dal momento che era sempre sveglia. Non stava mai ferma perché viaggiava per lo più di notte attraverso i boschi in cerca del suo futuro principe. La principessa viaggiò e girò il mondo in lungo e in largo, attraversò paesi, città, regni in pace e regni in guerra.

S’innamorò per due volte di due principi con cui le cose non andarono molto bene.

Il primo, il principe Percivaldo, dopo l’ennesimo ballo in maschera in cui raccontava a tutti di essere il fidanzato della bella insonne nel bosco, fece prendere alla ragazza una dura decisione.

«Basta Percivaldo!» disse piena di rabbia mentre erano in camera da letto, «Sei solo interessato alla mia fama. Vuoi diventare famoso quanto me, ma senza far nulla! In più non hai mai nessuna gentilezza verso di me. Alla festa di ieri non ti sei nemmeno ricordato di presentarmi agli invitati, preso com’eri a fare bella figura con tutti».

Percivaldo fece di tutto per non farsi lasciare, perché temeva che la sua popolarità sarebbe crollata. E così andò. Tutti si dimenticarono del principe approfittatore e invece tutti sapevano che la principessa era nuovamente senza fidanzato.

Il tempo purtroppo stava inesorabilmente passando e dopo due anni di solitudine, la bella ragazza trovò un nuovo pretendente. Questa volta le cose sembravano andare molto meglio. La giovane aveva conosciuto un principe senza troppe aspettative, un ragazzo tranquillo, si sarebbe potuto dire, fin troppo tranquillo: il principe Bertoldo.

Non era certo un tipo atletico, e al mattino gli piaceva soprattutto dormire, non si alzava da letto prima delle undici. Come descrivere Bertoldo con una parola? Pigro.

Incontrò la principessa per caso durante una parata per la contrada. Bertoldo conosceva la principessa per la sua fama, ma quando la riconobbe non si scompose. A lei piacque subito quel suo fare discreto, quasi distratto. Così, nel giro di poco tempo, si fidanzarono. Questa volta la principessa aveva proprio la speranza di aver trovato il vero amore.

 

Il tempo passò e il principe Bertoldo non riusciva più a star dietro la bella insonne. In una sola giornata la ragazza era capace di partecipare a una battuta di caccia, fare quattro, cinque dipinti, cantare e ballare per ore, mangiare per quattro persone e poi la sera, ovviamente non dormire mai, ed essere già pronta all’alba a ricominciare tutto da capo.

E così, dopo diversi mesi di fidanzamento, successe che al mattino il principe si voleva alzare sempre più tardi.

«Dite alla principessa che sono molto provato dalla giornata di ieri. Devo riposare».

Fu proprio dopo l’ennesima folle avventura della bella principessa – questa volta voleva attraversare a nuoto un fiume – che il principe Bertoldo le disse:

«Cara la mia bella amata sempre insonne, sei troppo per me».

«Troppo in che senso?»

«Troppo atletica, troppo brava, troppo bella, troppo in gamba, troppo intelligente, troppo veloce, troppo piena di energie. Troppo tutto! Io sono un principe viziato e il massimo che faccio è mangiare, dormire, dare qualche ordine. Per il resto non devo fare nulla. Tu invece fai tutto e mi trascini ovunque, non resisto più così».

La principessa rimase lì coi piedi dentro al fiume, bloccata, non sapeva cosa risponde perché aveva il cuore a pezzi. Scappò via piangendo, odiandosi per quello che era diventata.

«Cosa ho fatto di male? Perché incontro solo principi sbagliati?»

 

Ma ormai non c’era più tempo per le domande, era arrivata agli sgoccioli. Tra tre giorni, i cinque anni sarebbero terminati. La principessa rischierà di morire se troverà il vero amore.

«Mi rimane una sola cosa da fare, tornare a casa e pregare che una fata possa aiutarmi».

La principessa non aveva più speranze, salì sul suo cavallo e partì per tornare a casa. Il viaggio le sembrò velocissimo. Una volta arrivata al fossato del suo castello, non ebbe il coraggio di entrare. Il suo corpo e la sua mente erano stanchissimi, e in più era la stagione dei pollini e lei aveva cominciato a starnutire.

Decise di passare dalle stalle del castello dove avrebbe potuto lasciare il suo cavallo a riposare.

«Almeno tu puoi dormire, approfittane amico mio».

Gli starnuti della principessa aumentarono, così si sedette.

«Quanto vorrei dormire anche io», si disse «Etcciù!»

A un tratto sentì qualcuno ridere.

«Etcciù! Etciuù!» La principessa non riusciva a smettere di starnutire ma sentì ridere ancora.

«Chi è che …etcciù…ride… etciù… di nascosto?»

Si fece avanti un ragazzo.

«Di grazia, si può sapere perché ridete?»

«Perché siete buffa» rispose il giovane.

«Buffa?»

«Sì, quando starnutite fate proprio ridere, lo sapete?!»

La bella insonne nel bosco non aveva mai ricevuto delle parole così sincere.

«Davvero? Di solito mi dicono tutti che sono perfetta, brava, bella…etciuù…gentile… »

«Il vostro modo di starnutire, perdonatemi, ma non direi che è proprio perfetto, bravo, bello, gentile…»

«Ahahah! Avete ragione!»

Il ragazzo rise di nuovo.

«Perché ridete ora? Mi prendete in giro?»

«No, no davvero. Scusatemi ma anche il vostro modo di ridere è divertentissimo».

La principessa era stupita. Nessuno si era mai accorto di come rideva.

«Chi siete voi?»

«Sono Romualdo, lo scudiero del re, e voi?»

«Una ragazza di passaggio che ora deve andare. Allora alla prossima».

«Alla prossima risata, mia signora!» disse Romualdo.

 

La principessa passò la notte nel bosco, l’ultima notte dei cinque anni senza sonno. Quando andò a sedersi sul tronco di un albero, e lì successe qualcosa di strano: sbadigliò!

«Uno sbadiglio? Sono quasi cinque anni che non sbadiglio, cosa vorrà mai dire?»

La notte volò in un lampo e giunse il tanto scongiurato giorno. Con le prime luci, la principessa si fece coraggio ed entrò nella stalla per recuperare il suo cavallo. Non c’era lo scudiero che tanto avrebbe voluto rivedere, e delusa decise di fare una galoppata nel bosco. Fece un piccolo giretto quando a un tratto notò in mezzo agli alberi un ragazzo di spalle. Si avvicinò piano piano senza far rumore. E poi la principessa disse:

«Boooh!»

Lo scudiero si spaventò a morte, cadde a terra, terrorizzato. La principessa scoppiò a ridere, e in quel momento, riconosciuta la strana risata, rise anche il ragazzo.

«Non ci crederete mai, mia dolce signora» disse Romualdo «stavo cercando proprio voi. Ero venuto nel bosco perché era mi era parso di vedervi qui all’alba».

«E voi scudiero» disse la principessa «non ci crederete mai, ma anche io stavo cercando voi. Sono andata alle stalle sperando foste lì».

La principessa scese da cavallo, dando la mano allo scudiero. Un brivido le percorse la schiena, sentì il cuore battere a mille e aveva ancora voglia di sbadigliare.

I due si guardarono a lungo negli occhi e capirono di essersi perdutamente innamorati. Lo scudiero stava per dare un bacio alla principessa. La giovane ragazza, stava avvicinando la sua bocca a Romualdo, quando magicamente sentì di essere stanca, ma anche felice, felice come non era mai stata in vita sua.

Romualdo era vicinissimo alle labbra della bella ragazza ma a un tratto la principessa cadde tra le sue braccia e si mise a russare come cento orsi col raffreddore!

 

Lo scudiero scoppiò in un’altra grande risata perché anche quando dormiva la principessa lo faceva in modo buffissimo.

Questo ora però non contava più, quello che importava era che l’incantesimo si era sciolto e che la principessa potesse finalmente vivere una vita lunga e felice insieme al suo scudiero.

 


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